Login con   logo Medikey ACCEDI | REGISTRATI

Cerca nel sito
HomeUniversità e formazioneGestire la comunicazione nel paziente con disabilità

Gestire la comunicazione nel paziente con disabilità

la comunicazione con il paziente con disabilità

Gestire la comunicazione nel paziente con disabilità

Data di pubblicazione: 09 maggio 2024

La comunicazione rappresenta per tutte le figure mediche uno degli strumenti più importanti nella gestione del rapporto con il paziente. Infatti, riuscire a comprenderne le problematiche ed i bisogni ma anche saper fornire tutte le indicazioni cliniche in modo chiaro e diretto rappresentano i principali obiettivi di una relazione terapeutica efficace, specialmente di fronte a soggetti con disabilità. Non esiste al giorno d’oggi una definizione univoca di disabilità1, ma questo è un termine generico che indica l’insieme di menomazioni strutturali, limitazioni delle attività e restrizioni nel partecipare alle situazioni di vita2. Disabilità, quindi, non è un equivalente di malattia1 e non può essere ridotta ad un mero problema da trattare, ma al contrario è una condizione, cronica o temporanea, che richiede al soggetto affetto di sviluppare idonee strategie in grado di permettergli di mantenere un adeguato funzionamento personale e sociale.

Diverse ricerche mostrano come i soggetti affetti da disabilità più frequentemente riportino insoddisfazione nelle modalità comunicative dei loro medici1, spesso a causa di una scarsa conoscenza delle effettive barriere e dei possibili sistemi per superarle, aumentando il rischio di errori o misdiagnosi dovute ad una raccolta anamnestica incorretta3. Il paziente spesso viene considerato poco attendibile o può far fatica a comprendere le domande poste, oltre che sentirsi poco capito nelle proprie problematiche cliniche, specialmente quando queste esulano dalla disabilità stessa; d’altro canto i medici interpellati spesso si trovano a confrontarsi con disabilità che non rientrano nel proprio campo specialistico, non avendo sufficienti risorse o strumenti di comunicazione e ponendosi obiettivi clinici diversi da quelli del paziente stesso. Al fine di ridurre questi rischi, diversi Paesi, come gli Stati Uniti, si sono dotati di codici medici e deontologici che garantiscano l’adozione di adeguati strumenti per superare le disabilità.

Tipologie di disabilità e strategie gestionali

Non è possibile individuare una soluzione comune per tutte le disabilità, essendo queste molto diverse in base alle strutture coinvolte. Possiamo infatti identificare diverse forme di disabilità:

  • disabilità motorie legate a menomazioni o limitazioni degli arti o delle strutture osteo-muscolari
  • disabilità legate agli organi di senso, come la cecità, la sordità o il mutismo
  • disabilità intellettive

La variabilità nelle tipologie esistenti richiede uno sforzo nel trovare soluzioni sufficientemente accomodanti al fine di favorire un corretto scambio comunicativo tra medico e paziente.

Per esempio, in caso di paziente con sordità molti medici ritengono che sia sufficiente parlare più lentamente per permettere una lettura labiale o ricorrere a testi scritti per comunicare con il paziente, sebbene questi metodi abbiano mostrato livelli di comprensione scarsi, non adeguati al colloquio medico3; viceversa, molti pazienti con sordità preferiscono ricorrere ad interpreti del linguaggio dei segni o a strumenti di telecomunicazione3, specialmente nel caso di procedure diagnostiche invasive dove è fondamentale comprendere le istruzioni mediche ed essere guidati per tutto l’esame1.

Nei soggetti con cecità o ipovedenti, invece, l’errore più grande è quello di considerare il linguaggio parlato come unico sostitutivo nelle dinamiche comunicative, laddove invece è fondamentale considerare l’integrazione di materiali informativi ad hoc, specialmente nei casi di chirurgia o procedure invasive, per esempio con caratteri più grandi e impaginazioni semplificate, fino ad arrivare a materiale in formato braille3.

I casi con disabilità intellettive rappresentano senza dubbio quelli più complessi: il medico mette spesso in discussione la capacità del soggetto di comprendere il proprio stato di salute o compiere scelte adeguate in tal senso demandando la comunicazione ad eventuali familiari esterni o caregiver, tuttavia è importante non dimenticare la capacità di autodeterminazione di queste persone per non farle sentire escluse dal percorso di cura, coinvolgendo figure esterne a scopo di supporto nel processo decisionale e non di sostituzione3.

In generale, a prescindere dalla disabilità, è fondamentale seguire alcuni utili consigli per rendere la comunicazione efficace, in particolare rivolgersi direttamente al soggetto, usare un tono di voce adeguato, mantenere un atteggiamento comprensivo e paziente, evitando di mettere eccessivamente fretta e assicurandosi che il paziente abbia correttamente compreso le domande poste per poter ottenere risposte corrette, e non esitare dal comunicare eventuali difficoltà nell’interagire, chiedendo direttamente al paziente quali siano le sue necessità ed aspettative; solo assicurando una adeguata comunicazione è possibile passare da un approccio malattia-centrico ad un approccio paziente-centrico.

Dr. Federico Seghi

Specialista in Psichiatria

L’autore

Redazione Vademedicum

Bibliografia

  • Iezzoni LI. Make no assumptions: communication between persons with disabilities and clinicians. Assist Technol. 2006 Fall;18(2):212-9. doi: 10.1080/10400435.2006.10131920. PMID: 17236480.
  • ICF. Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, Erickson, Trento, 2002
  • Agaronnik N, Campbell EG, Ressalam J, Iezzoni LI. Communicating with Patients with Disability: Perspectives of Practicing Physicians. J Gen Intern Med. 2019 Jul;34(7):1139-1145. doi: 10.1007/s11606-019-04911-0. Epub 2019 Mar 18. PMID: 30887435; PMCID: PMC6614249.

Contenuti correlati

Preparazione della tesi: come gestire la bibliografia?

Vita da specializzando: come gestire carico di lavoro e studio

Vita da studenti: come gestire l’ansia da esami