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Abilitazione medica: nuovo regolamento

Abilitazione medica: nuovo regolamento

Si prospetta una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda il conseguimento dell’abilitazione medica. Il MIUR ha proposto alcune novità tra cui l’inserimento della formazione pratica nel percorso di studi in Medicina: scopri di più nell’articolo

Data di pubblicazione: 05 ottobre 2018

A maggio 2018, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha presentato un nuovo schema di regolamento che prevede l’anticipo del tirocinio e dell’esame di Stato. La formazione pratica, in particolare, dovrebbe svolgersi prima della laurea, e non più successivamente al completamento del percorso universitario, come avvenuto fino ad oggi.

Abilitazione medica

Vediamo nello specifico che cosa comporta la nuova riforma, partendo dalla voce “abilitazione alla professione medica”. L’applicazione dovrebbe attuarsi già dalla sessione di luglio del 2019, anche se in alcuni Atenei i nuovi tirocini potrebbero essere posticipati, in attesa dei tempi tecnici per l’aggiornamento degli ordinamenti interni.

La novità principale è l’inserimento del tirocinio trimestrale obbligatorio durante i sei anni del corso di studi in Medicina e Chirurgia. In sostanza, il MIUR ha proposto tale riforma allo scopo di accorciare i tempi d’attesa fra la laurea e il conseguimento dell’abilitazione medica.

Pertanto, alla prova dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, si accede previo superamento del tirocinio pratico-valutativo, che è espletato durante il percorso di studi.

Il tirocinio di tre mesi dovrà essere svolto in diverse aree:

  • un mese in Area Chirurgica;
  • un mese in Area Medica;
  • un mese, da svolgersi non prima del sesto anno di corso, nello specifico ambito della Medicina Generale.

Fino ad ora il tirocinio trimestrale valido per l’idoneità all’esame di Stato poteva essere effettuato solo dopo aver conseguito la laurea. Tale tirocinio non potrà comunque essere espletato prima del quinto anno di corso e potrà essere effettuato solo in seguito al superamento di tutti gli esami fondamentali previsti nei primi quattro anni.

Questa è una scelta che nasce dalla volontà di uniformare il percorso italiano di formazione e abilitazione professionale dei medici a quello della maggior parte dei Paesi europei, come spiega il MIUR.

Il tirocinio pratico-valutativo concorre sia all’acquisizione dei 60 crediti formativi universitari di attività formativa professionalizzante previsti dall’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, sia al raggiungimento delle 5.500 ore di didattica previsti dalla direttiva 2013/55/CE.

Ad ogni credito formativo riservato al tirocinio pratico-valutativo devono corrispondere almeno 20 ore di attività didattica di tipo professionalizzante e non oltre 5 ore di studio individuale. Tale tirocinio pratico-valutativo è organizzato, nel caso in cui si svolga al di fuori delle strutture universitarie, sulla base di protocolli d’intesa tra università e Regione.

Nuova tipologia di esame di Stato

  • La prova d’esame consisterà in 200 quesiti a risposta multipla, ma con il nuovo Regolamento sono stati ridotti a 50 quelli relativi alla parte “pre-clinica” della formazione del medico e sono stati portati a 150 quelli riguardanti la formazione “clinica”, e quindi volti a valutare la capacità dei candidati nell’applicare le conoscenze biomediche, cliniche, deontologiche ed etiche alla pratica medica. La prova includerà anche una serie di domande riguardanti i problemi clinici afferenti alle aree della medicina e della chirurgia e relative specialità, della pediatria, dell’ostetricia e ginecologia, della diagnostica di laboratorio e strumentale e della sanità pubblica.
  • Prevista una fase transitoria: laureate e laureati magistrali in medicina avranno ancora due anni di tempo, dall’entrata in vigore del Regolamento, per effettuare comunque il tirocinio dopo il conseguimento della laurea.
  • La prima sessione dell’esame di Stato di abilitazione professionale con le nuove modalità previste dal Regolamento si svolgerà a luglio 2019.

Le perplessità principali del Consiglio di Stato

Favorevole ma con alcune riserve: così si è pronunciato il Consiglio di Stato davanti alla riforma presentata sul conseguimento dell’abilitazione medica. Nel suo complesso, lo schema del regolamento ha ottenuto una valutazione positiva, ma l’approvazione dipende dallo scioglimento di alcuni punti che destano perplessità. In particolare:

  • La preoccupazione maggiore riguarda il tirocinio, poiché il decreto consentirebbe di iniziarlo quando non è ancora finito il corso di laurea. Non solo, ciò aiuterebbe il giovane medico a guadagnare qualche mese ma, inoltre, l’attività di tirocinio nelle sedi andrebbe a sovrapporsi con l’attività degli studenti delle cliniche, ma con contenuti diversi, per cui sarebbe meglio posticiparlo a laurea conseguita, oppure prolungarlo. Resta anche da chiarire se il candidato che non supera la prova può comunque ripeterla nella sessione successiva.
  • La peculiarità della professione medica è tale da rendere più che plausibile l’espletamento del tirocinio dopo il conseguimento della laurea, in modo da dare il giusto rilievo alla necessità che il medico svolga un periodo pratico di tirocinio soltanto dopo aver ultimato il corso di studi generale.
  • L’anticipo del tirocinio e il suo collocamento all’interno del corso di studi possono rischiare di creare sovrapposizioni con la normale attività teorico-pratica degli studenti, nonché di rendere comunque l’esame di abilitazione, seppur attualmente non connotato da particolare selettività, una prova essenzialmente teorica ed incentrata esclusivamente sul superamento di test.
  • Anche per quanto riguarda le modalità del nuovo esame, vengono espressi alcuni timori, specie in relazione al punteggio. Infatti, equiparando una risposta non data ad una errata, si teme che ciò incoraggi i candidati a “buttarsi”, magari rispondendo giusto, ma con un metodo che va “a detrimento dell’efficacia e della selettività della prova”.

Le perplessità principali delle Associazioni studentesche e dei giovani medici

La riforma dell’abilitazione medica non incontra il pieno favore né delle associazioni studentesche né di quelle dei giovani medici. Per esempio, con una nota si sottolinea “la difficoltà dell’inserimento del tirocinio in corsi di laurea estremamente differenziati all’interno degli atenei di tutto il territorio nazionale”. Tale difficoltà renderebbe necessario uniformare i piani di studio, per ottimizzare l’insegnamento, assicurando a tutti gli studenti una base di preparazione teorica comune.

Nella stessa nota la riforma delle tempistiche per il conseguimento dell’abilitazione medica viene definita una “misura ponte”. Pertanto, la soluzione definitiva non potrà prescindere da un rimodernamento dei corsi di laurea in Medicina, che veda l’istituzione di un piano di studi uniforme su tutto il territorio nazionale, e al cui interno siano contenuti tutti gli elementi necessari alla formazione completa del giovane medico.

E se la laurea in sé diventasse titolo abilitante?

Probabilmente, l’obiettivo della riduzione dei tempi per l’ottenimento dell’abilitazione medica è “conseguibile solo imitando le altre realtà europee, nelle quali la laurea in Medicina è di per sé un titolo abilitante alla professione, consentendo ai neo-medici di entrare subito nel mondo del lavoro o di accedere alla formazione post laurea”. Questa, spiega l’Associazione, sarebbe l’unica via certa per abbattere i tempi morti che oggi esistono dopo l’esame di laurea, che possono raggiungere anche l’anno.

L’autore

Minnie Luongo

Giornalista della Redazione

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