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Zoonosi emergenti trasmesse da vettori

Zoonosi emergenti trasmesse da vettori

Le zoonosi sono malattie infettive trasmesse direttamente o indirettamente dagli animali all’uomo e viceversa. In generale, la trasmissione può avvenire per contatto diretto con l’animale infetto o per via indiretta; in questo ultimo caso, può avvenire per ingestione di alimenti contaminati dal patogeno/parassita, tramite l’ambiente contaminato (acqua, aria, suolo, etc) o mediante artropodi considerati vettori dell’agente infettivo (e.g. zanzare, flebotomi, zecche).

Data di pubblicazione: 21 ottobre 2019

Negli ultimi anni proprio le zoonosi trasmesse da artropodi vettori sono sempre più al centro dell’attenzione delle autorità sanitarie nazionali e internazionali. Tra le varie motivazioni rientra il fatto che alcune zoonosi, emergenti o riemergenti, sono tutt’ora considerate tra le maggiori minacce di pandemie (e.g. influenze aviarie); in aggiunta, i costi economici e sociali per la prevenzione, il controllo e il trattamento di diverse zoonosi possono essere di notevole entità ed impatto.

Un gruppo di ricercatori del Centre for Tropical Veterinary Medicine, presso l’Università di Edimburgo, ha pubblicato una classificazione degli agenti patogeni per l’uomo (Taylor et al, 2001); qui di seguito viene riportata una tabella riassuntiva relativa alla classificazione di tali agenti infettivi.

Agenti infettivi descritti Specie di patogeni umani (% riferita al totale dei patogeni umani descritti) Specie di patogeni zoonotici (% riferita al totale dei patogeni zoonotici descritti) Specie di patogeni emergenti (% riferita al totale dei patogeni emergenti descritti)

Virus/Prioni

217 (15%) 165 (19%) 77 (44%)

Batteri

538 (38%)

269 (31%)

52 (30%)

Funghi

307 (32%)

113 (13%)

16 (9%)

Elminti

287 (20%)

278 (32%)

10 (6%)

Protozoi 66 (5%) 43 (5%)

19 (11%)

Il virus West Nile

Una zoonosi considerata emergente e responsabile di elevata mortalità in alcune specie aviarie, sia stanziali sia migratorie, e in grado di colpire l’uomo e il cavallo, è la West Nile disease. Il virus West Nile, l’agente eziologico di questa malattia, è ampiamente diffuso nelle regioni temperate e subtropicali. Il mantenimento e la sua diffusione in natura sono garantiti da zanzare e uccelli che fungono da serbatoio dell’infezione mentre altri vertebrati sono solo considerati ospiti occasionali. L’uomo e gli equidi sono considerati ospiti occasionali ma possono sviluppare la malattia.

 

Il virus ed il ciclo biologico

L’agente eziologico della West Nile disease è un arbovirus della famiglia Flaviviridae, un virus a singolo filamento di RNA. È stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda nel distretto West Nile (da qui il nome), da una donna che presentava febbre di natura sconosciuta accompagnata da problemi di tipo neurologico. Oggi la sua distribuzione è mondiale, con differenti lineages del virus diffusi nei continenti africano, europeo, asiatico, australiano e americano (Chancey et al, 2015).

Come detto, il virus è trasmesso da zanzare ornitofile e antropofile del genere Culex in particolare Culex pipiens, Cx. quinquefasciatus, Cx. tarsalis, Cx. univittatus, Cx. antennatuse e Cx. modestus. Nelle zanzare il virus può anche essere trasmesso verticalmente da una generazione all’altra determinando un effetto di amplificazione e diffusione estremamente efficiente.

Il virus West Nile è in grado di infettare molte specie selvatiche e domestiche di uccelli e di mammiferi, e in alcuni casi anche anfibi e rettili. Gli uccelli, in particolar modo le gazze ladre, i corvi, i passeri, i fringuelli, le ghiandaie e i merli sono comunque considerati il principale reservoir del virus, con elevati livelli di viremia. L’infezione può accidentalmente esser trasmessa attraverso le zanzare anche a mammiferi, incluso l’uomo e gli equidi; l’uomo generalmente rappresenta un fondo cieco per il virus in quanto, di norma, non sviluppa significativi livelli di viremia necessari al virus per la prosecuzione del ciclo di trasmissione attraverso una nuova puntura di zanzara.

 

Epidemiologia in Italia ed Europa

La West Nile disease è diffusa in Africa, Europa, Medio Oriente, Sud Est asiatico, America (in particolare Stati Uniti e alcune regioni dell’America centrale). Sul nostro territorio e in Europa in generale è considerata una zoonosi emergente. In Italia, dopo una prima notifica nel 1998, il virus è ricomparso nel 2008 nelle regioni dell’area del delta del Po con infezioni in cavalli, uccelli e uomini. Dal 2008, le regioni italiane in cui è stata segnalata la circolazione del virus sono 14. In dieci anni sono stati notificati in queste aree 475 casi umani di West Nile disease e 7 casi di infezione da importazione. Come mostrato nelle figure sottostanti, in particolare nel 2018, in Italia e in altri paesi europei, è stato registrato un significativo aumento di casi umani. In Italia, sono stati segnalati 595 casi umani confermati di infezione da virus West Nile e un caso importato, con una aumento di ben 10 volte rispetto all’anno precedente (dati ECDC 2018 https://ecdc.europa.eu/en/west-nile-virus-infection, Ministero della Salute Piano nazionale integrato di prevenzione, sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu -2019). Analogamente a quanto registrato in Italia nel corso del 2018, la sorveglianza a livello dei paesi europei coinvolti ha registrato un aumento medio di più di 7 volte rispetto al 2017.

Un recente studio coordinato dal Prof. Zehender dell’Università Statale di Milano ha monitorato la diffusione del virus West Nile variante 2 (responsabile di gravi epidemie in Europa), nel nostro paese. I ricercatori hanno ipotizzato un ingresso nel nostro Paese intorno al 2008 nelle aree comprese tra l’Adriatico e la valle centrale del Po. Da qui, il virus si sarebbe poi diffuso verso Est, raggiungendo il delta del Po e il Veneto, e verso Ovest, colonizzando quindi Lombardia e Piemonte. Inoltre, nel 2016, il virus si è diffuso verso sud, lungo il corso dei principali affluenti del Po (Zehender et al, 2017).

Tabella 2. Report ECDC 2018 sulla West Nile disease (https://ecdc.europa.eu/en/home)

1503 casi umani riportati in 11 stati europei 181 morti riportati in stati europei a dicembre 2018 In EU, aumento di 7.2 volte dei casi rispetto alla stagione 2017
Figura 1. Distribuzione delle infezioni da West Nile virus nell'uomo in Europa in 3 differenti stagioni (2011-2017; 2018; 2019, Mod. da ECDC - https://ecdc.europa.eu/en/publications-data/west-nile-virus-europe-2019-human-cases-compared-previous-seasons-updated-1).
Figura 2. N° di infezioni da  virus West Nile in Europa nel periodo 2014 - 2018, dalla settimana di notifica (Mod. da ECDC - https://ecdc.europa.eu/en/news-events/epidemiological-update-west-nile-virus-transmission-season-europe-2018).

La malattia

Generalmente l’infezione è subclinica e la malattia si manifesta solo nel 20% circa dei casi, dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 14 giorni. In questi soggetti la malattia si manifesta con sintomi simil-influenzali, come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati ed eventualmente sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare da qualche giorno fino a settimane, a seconda dell’età della persona e dello stato di salute (i bambini possono avere febbre leggera mentre gli anziani e gli immunodepressi mostrano sintomi più gravi). Se il virus è in grado di superare la barriera ematoencefalica (meno dell’1% dei casi), il quadro clinico può evolvere verso gravi forme di meningite o encefalite, che si manifestano soprattutto nei pazienti sopra i 50 anni o immunodepressi. I segni neurologici più frequenti sono forti mal di testa, debolezza muscolare, stato di disorientamento, tremori, disturbi alla vista, convulsioni, fino alla paralisi e al coma.

 

La terapia

Non è disponibile una terapia specifica per il virus West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi semi-influenzali scompaiono dopo qualche giorno o nei casi più gravi dopo qualche settimana. Si ricorre invece al ricovero ospedaliero nei casi più gravi di infezione virale. L’unico vaccino attualmente in commercio è destinato al trattamento degli equini. Tuttavia, la National Institutes of Health (USA) sta svolgendo un clinical trial in uomo per testare un vaccino contro il virus. Infine, alcuni farmaci antivirali efficaci in vitro sono in corso di studio anche in modello animale.

 

Prevenzione

La prevenzione è fondamentale e basata essenzialmente su strategie per il controllo delle zanzare vettrici del virus e sulla profilassi comportamentale. Il controllo delle zanzare si basa principalmente su un approccio integrato (Integrated Mosquito Management, Organizzazione Mondiale della Sanità) e prevede l’individuazione e la rimozione dei siti di sviluppo delle larve acquatiche, i trattamenti per la bonifica ambientale e l’impiego di prodotti larvicidi in questi siti di sviluppo (acquitrini, canalizzazioni a cielo aperto, bacini per l’approvvigionamento idrico degli orti, cisterne, vasche e fontane, tombini etc). Importante è la riduzione dell’esposizione alle punture di zanzare nelle zone considerate endemiche attraverso l’utilizzo di efficaci repellenti e zanzariere.

Infine, il piano di sorveglianza e monitoraggio relativi alla circolazione del virus prevede una sorveglianza su uccelli stanziali, su uccelli rinvenuti morti, sugli equidi ed infine su casi umani diagnosticati.

L’autore

Dr Alberto Borghetti

Medico specialista in Malattie Infettive

Bibliografia

  • Chancey C, Grinev A, Volkova E, Rios M. (2015) The global ecology and epidemiology of West Nile virus. Biomed Res Int. 2015:376230
  • Taylor LH, Latham SM, Woolhouse ME (2001) Risk factors for human disease emergence. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci 356:983-989
  • European Centre for Disease Prevention and Control. https://ecdc.europa.eu/en/west-nile-virus-infection
  • Elvira Matassa. Zoonosi e sanità pubblica. Un approccio interdisciplinare per un problema emergente. © Springer-Verlag Italia 2007. ISBN 10 88-470-0527-2; ISBN 13 978-88-470-0527-3
  • Zehender G, Veo C, Ebranati E et al. Reconstructing the recent West Nile virus lineage 2 epidemic in Europe and Italy using discrete and continuous phylogeography. PLoS One. 2017.5;12(7):e0179679.

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