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Parassitosi di origine alimentare: gli elminti

Parassitosi di origine alimentare: gli elminti

Tra le diverse vie di infestazione dei parassiti all’uomo o all’animale (attraverso punture di artropodi, per via transcutanea, e così via) trova ampio spazio l’acquisizione per via orale. L’uomo infatti (o l’animale) può infettarsi attraverso l’ingestione di uova, di larve, di cisti e oocisti presenti in acqua o alimenti contaminati.

In questa sede approfondiremo due parassitosi di origine alimentare con particolare riferimento a zoonosi parassitarie i cui agenti eziologici sono elminti parassiti, colloquialmente indicati come “vermi”.

Data di pubblicazione: 11 giugno 2019

Anisakiasi

L’anisakiasi è una zoonosi parassitaria considerata emergente e cosmopolita, causata da larve di elminti nematodi (vermi cilindrici) appartenenti alla famiglia Anisakidae, in primis dei generi Anisakis, Pseudoterranova e Contracaecum (collettivamente indicati come anisakidi). Questa parassitosi viene considerata emergente nell’uomo per l’espandersi di abitudini culinarie, quali consumo di pesce e molluschi crudi o poco cotti, un tempo esclusive di alcuni paesi asiatici o nord europei.

In Italia, in particolare, stiamo assistendo a un aumento di casi di anisakiasi dovuto principalmente al sempre più comune consumo di pesce crudo o pesce sottoposto a processi di salagione, affumicatura o più frequentemente di marinatura.

Gli elminti anisakidi hanno un ciclo biologico piuttosto complesso, nel quale gli ospiti definitivi (per esempio organismi che ospitano lo stadio adulto del parassita e nel quale avviene la riproduzione sessuale dello stesso) sono rappresentati da cetacei, pinnipedi e occasionalmente uccelli ittiofagi; gli ospiti intermedi (cioè organismi che ospitano le fasi larvali del parassita) sono piccoli crostacei (come i “krill”), mentre una grande varietà di ospiti invertebrati e vertebrati marini, tra cui i pesci e molluschi cefalopodi, fungono da ospiti paparatenici (un ospite attraverso il quale il parassita non compie fasi di sviluppo).

La presenza di larve di anisakidi è stata documentata in oltre 200 specie di pesci di acqua salata e 25 di cefalopodi (seppie, totani e così via). Gli stadi larvali di questi vermi rappresentano quindi un potenziale rischio per la salute umana in quanto l’uomo è consumatore di pesce o cefalopodi che vengono consumati crudi o poco cotti, oppure sottoposti a procedimenti inadeguati alla devitalizzazione del verme, quali salagione e marinatura leggera o affumicatura a freddo.

Le larve assunte consumando pesce infestato in generale vengono attaccate dai succhi gastrici ed eliminate. In alcuni casi invece le larve riescono a penetrare la mucosa gastro-intestinale provocando lesioni e conseguenti granulomi eosinofili con complicanze di tipo ascessuale che possono portare anche a perforazioni con conseguente peritonite. Si parlerà quindi di anisakiasi gastrica, intestinale o extraintestinale se, in quest’ultimo caso, la larva riesce a oltrepassare le mucose e a raggiungere altri organi.

In fase acuta il soggetto infestato mostra dolori addominali, febbre, nausea e vomito, epigastralgie (se la localizzazione è a livello dello stomaco) e infine diarrea e dolori a livello addominale inferiore (se la localizzazione della larva è a livello intestinale). Parte dei casi di infestazione risulterebbero asintomatici, si stima il 5% circa dei casi. Infine, in soggetti precedentemente sensibilizzati, gli allergeni dei parassiti del genere Anisakis possono determinare reazioni di tipo anafilattico con conseguenti tipiche manifestazioni (da una semplice orticaria allo shock anafilattico).

La diagnosi dell’anisakiasi gastrica viene generalmente effettuata tramite l’osservazione dei dati anamnesticiesame endoscopicoprelievo della larva ed eventualmente identificazione molecolare; per la diagnosi dell’anisakiasi intestinale si ricorre a metodologie di diagnostica per immagini e test sierologici, sebbene questi ultimi presentino limiti nella specificità a causa della cross-reazione con altri elminti.

La terapia è essenzialmente chirurgica e, in caso di localizzazione gastrica o duodenale, è possibile l’asportazione diretta del parassita con gastroscopio.

Per quanto riguarda la profilassi, le misure suggerite dal Ministero della salute (D.M. 17 luglio 2013) sono focalizzate a limitare la probabilità che il pesce possa esser contaminato da larve vive. In tal senso, la normativa prevede il congelamento del pesce fresco per almeno 96 ore a -18 °C prima di consumarlo crudo o poco cotto; la cottura a temperature superiori ai 65 °C al cuore della carne, salature del pesce a concentrazioni elevate ed affumicature a caldo sono altre misure efficaci per la devitalizzazione delle larve. Si ricorda infine che le larve sono in grado di sopravvivere per giorni in marinature a base di aceto, salse, salsa di soia, limone etc.

FIGURA.1 Larve di Anisakis sp. con caratteristico colore bianco lattiginoso ed avvolgimento a spirale in  Scomber scombrus  (dimensioni media di una larva: 15-30 mm). Fotografie cortesemente fornite da Serena Cavallero e Stefano D’Amelio (Università La Sapienza, Roma).

Teniasi

Recentemente, la Food and Agriculture Organization (FAO) e la World Health Organization (WHO) hanno stilato una vera e propria Top10 dei parassiti di origine alimentare di maggiore interesse globale. Tra questi, sul gradino più alto ritroviamo la Taenia solium, un verme platelminta della famiglia Taeniidae. Assieme alla Taenia saginata e altre specie minori, la Taenia solium è considerata l’agente eziologico di un antropoparassitosi, la teniasi, dove l’uomo è il solo ospite definitivo. In questa sede descriveremo questi due parassiti, comunemente definiti come “vermi solitari”, in quanto l’uomo infestato ospita un solo parassita.

Taenia solium

La T. solium è molto diffusa nell’America centrale e nel sud America, in Africa sub-sahariana e nel sud-est asiatico (principalmente India e Cina). In Europa, T. solium è ancora presente in Spagna, in Polonia e nei Balcani mentre in Italia è stata eradicata negli anni sessanta. L’infestazione da T. solium è praticamente sconosciuta nei paesi musulmani.

L’uomo è considerato l’ospite definitivo di questo parassita, mentre i suini sono gli ospiti intermedi, nei quali le forme larvali (i cisticerchi) possono svilupparsi nella muscolatura striata, nel fegato, nel cervello e in altri organi. Quando l’uomo mangia carne di suino cruda o poco cotta infestata dai cisticerchi del parassita, questi si aprono nell’intestino tenue, il parassita aderisce alla parete e incomincia lentamente a svilupparsi a verme adulto (verme di importante lunghezza composto da numerosi segmenti denominati proglottidi). Per concludere il ciclo vitale del parassita, il suino si può infestare ingerendo accidentalmente le uova o le proglottidi del parassita espulse con le feci dell’uomo. In alcuni casi, l’uomo si può comportare da ospite intermedio e infestarsi ingerendo uova del parassita che si sviluppano in cisticerchi: si parlerà quindi di cisticercosi. Le zone di insediamento preferite dai cisticerchi nell’uomo, oltre alla muscolatura, sono soprattutto il sistema nervoso centrale (neurocisticercosi), il tessuto connettivo sottocutaneo e gli occhi.

Nell’uomo, la teniasi intestinale (il verme solitario adulto nell’intestino) ha un decorso perlopiù subclinico; si osservano occasionalmente dolori addominali, nausea, perdita di peso, flatulenze e diarrea alternata a periodi di stitichezza. Il quadro clinico della cisticercosi dipende invece dalla quantità e dalla vitalità dei parassiti e dalla loro localizzazione finale. Generalmente i sintomi si possono sviluppare a causa dell’infiammazione che si sviluppa nei tessuti circostanti il cisticerco ma, a eccezione dell’interessamento celebrale o miocardico, la malattia non assume una gravità rilevante. Per quanto riguarda la neurocisticercosi, a causa della localizzazione dei cisticerchi in sede celebrale, il soggetto infestato può mostrare sintomi e segni clinici quali crisi focali o generalizzate, deficit sensomotori, intellettivi, disturbi psichiatrici e sintomi da idrocefalo.

In diversi stati, i programmi di controllo di questa parassitosi, che hanno coinvolto autorità di sanità pubblica e veterinaria, hanno portato a una corretta gestione fino alla sua completa eradicazione. Ciononostante, a causa dell’importazione di carni da paesi endemici, dall’ormai sempre più frequente turismo in aree endemiche, nonché a causa delle immigrazioni, in Italia ed altri Paesi europei assistiamo ogni anno a diversi casi di teniasi/cisticercosi da T. solium.

In ogni caso, per una corretta prevenzione viene suggerito il consumo di carni suine e loro derivati previa cottura o congelamento a -10°C per almeno 48 ore per inattivare gli eventuali cisticerchi presenti.

Taenia saginata

La Taenia saginata a differenza del precedente verme è un parassita cosmopolita, in genere con una più alta prevalenza nei paesi in via di sviluppo.

La T. saginata è particolarmente diffusa in Africa, America Latina e alcune zone dell’Asia, dove le strutture igieniche sono spesso inadeguate. In Europa invece, il parassita pare essere diffuso soprattutto negli stati dell’Ovest; scarse sono invece le informazioni riguardanti la sua distribuzione negli stati dell’Est-Europa.

In Italia, i focolai sono riscontrati soprattutto in Piemonte e in Friuli. Carni bovine importate dall’est Europa o da altri Paesi endemici (Argentina in primis) rappresentano infine un nuovo canale di introduzione di questo parassita in Italia.

Come per la T. solium, l’uomo è considerato l’ospite definitivo di questo parassita, mentre i bovini sono quelli intermedi, nei quali le forme larvali (i cisticerchi) si possono sviluppare nella muscolatura striata, nel fegato, nel cervello e in altri organi. Il verme adulto nell’intestino dell’uomo può raggiungere notevoli dimensioni (Tab. 1) e sopravvivere nell’ospite per molti anni.

Circa 1/3 dei soggetti infestati da T. saginata accusa epigastralgie, inappetenza, nausea e dolori addominali. Alcuni pazienti denunciano perdita di peso, vertigini oppure, improvvisi attacchi di fame. Sono inoltre stati documentati casi di pazienti con orticaria, prurito anale (dovuto alla fuoriuscita delle proglottidi vive dallo sfintere anale) e stato ansioso riconducibile alla consapevolezza del soggetto di ospitare un grosso verme. Come per il precedente parassita, la prevenzione è molto importante e implica il consumo di carni bovine adeguatamente cotte al cuore della carne o preventivamente sottoposte a congelamento a almeno -10°C per almeno 48 ore per inattivare gli eventuali cisticerchi presenti. Fondamentale è il controllo delle carni bovine in sede di macellazione, anche se nelle aree a bassa endemia il numero di larve del parassita può essere limitato, cosa che rende difficile il loro rilevamento.

TAB. 1 Principali caratteristiche di Taenia solium e Taenia saginata

Taenia solium Taenia saginata
Ospite definitivo Uomo Uomo
Ospite intermedio Suini, uomo Bovini
Lunghezza adulto 3-5 metri 4-8 metri
Larghezza adulto 7-10 millimetri 12-14 millimetri
Numero di proglottidi 700-1000 Circa 2000
Distribuzione In alcune aree del globo Cosmopolita

L’autore

Dr Alberto Borghetti

Medico specialista in Malattie Infettive

Prof. Claudio Bandi

Dipartimento di Bioscienze, Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Milano

Bibliografia

  • CDC Anisakiasis: https://www.cdc.gov/parasites/anisakiasis/index.html
  • CDC Taeniasis: https://www.cdc.gov/dpdx/taeniasis/index.html
  • Parassiti e parassitosi umane. Dalla clinica al laboratorio di Massimo Scaglia, Simonetta Gatti, Elio G. Rondanelli. Selecta Medica. EAN: 9788808180971 ISBN: 8808180972
  • Cavallero S, Martini A, Migliara G, De Vito C, Iavicoli S, D’Amelio S. Anisakiasis in Italy: Analysis of hospital discharge records in the years 2005-2015. PLoS One. 2018 Dec 11;13(12): e0208772
  • Symeonidou I, Arsenopoulos K, Tzilves D, Soba B, Gabriël S, Papadopoulos E. Human taeniasis/cysticercosis: a potentially emerging parasitic disease in Europe. Ann Gastroenterol. 2018 Jul-Aug;31(4):406-412

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