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Trasformare la salute mentale in Europa

Trasformare la salute mentale in Europa

L’Europa sta affrontando una profonda crisi in termini di salute mentale: il 17% delle persone nella Regione europea dell’OMS presenta un disturbo mentale e una persona su tre non riceve il trattamento di cui avrebbe bisogno. I conflitti armati, l’incertezza economica e la crisi climatica hanno intensificato la domanda e messo in luce debolezze del sistema sanitario, aggravando le pressioni già create dalla pandemia di COVID-19. I servizi restano sottofinanziati, frammentati e distribuiti in modo diseguale. È necessaria un’azione urgente che affronti quattro ambiti principali: i) il benessere degli operatori sanitari, ii) la salute mentale di bambini e giovani, iii) le sfide dell’Europa centrale e orientale, e iv) le lacune nella copertura dei servizi. Investimenti coraggiosi, una forza lavoro valorizzata e riforme dei servizi territoriali sono essenziali per costruire sistemi resilienti ed equi in tutta Europa.

 

Introduzione

Ogni giorno milioni di persone convivono con problemi di salute mentale, spesso in silenzio e troppo spesso senza supporto. Circa il 17% degli individui nella Regione europea dell’OMS presenta un disturbo mentale, eppure una persona su tre non riceve il trattamento necessario. I conflitti armati, l’incertezza economica e la crisi climatica hanno intensificato la domanda di servizi di salute mentale, amplificando le pressioni già create dalla pandemia di COVID-19 ed esponendo debolezze profonde e di lunga data nei sistemi di salute mentale europei.1

La salute mentale è una componente cruciale della crisi del personale sanitario in Europa. L’UE affronta una carenza di 1,2 milioni di operatori sanitari, molti dei quali indicano il disagio psicologico e il burnout come motivi dell’abbandono della professione. La maggior parte degli Stati membri dell’OMS riporta appena uno psichiatra ogni 200.000 persone. Queste croniche carenze di personale, insieme a carichi di lavoro elevati, scarsa leadership, discriminazione, molestie e violenza sul luogo di lavoro, hanno contribuito a livelli inaccettabili di disagio psicologico tra gli operatori sanitari.1,2

Nel frattempo, bambini e giovani affrontano un rapido peggioramento della salute mentale. Le conseguenze della pandemia — inclusi isolamento sociale, interruzioni scolastiche e aumento dello stress familiare — si sono sommate a nuove minacce: ambienti digitali non regolamentati, ansia climatica e traumi legati alla guerra.1,3

Le sfide e le opportunità di riforma sono particolarmente evidenti nell’Europa centrale e orientale, dove l’eredità dell’era sovietica si riflette nella persistente dipendenza dall’assistenza psichiatrica istituzionalizzata, basata su un approccio prevalentemente biomedico che sottovaluta gli aspetti psicosociali della salute mentale. Le difficoltà istituzionali, come la governance debole e il sottofinanziamento cronico, sono aggravate dalle nuove realtà della guerra e degli spostamenti di massa. La spesa per la salute mentale in questi Paesi è in media pari solo al 3,2% dei budget sanitari totali, e la maggior parte dei fondi è destinata agli ospedali psichiatrici piuttosto che a servizi comunitari, preventivi o dedicati alla terapia. La guerra in Ucraina rischia di mettere ulteriormente sotto pressione le risorse, lasciando i Paesi confinanti impreparati a sostenere l’aumento del carico di bisogni di salute mentale.1,4

La crisi della salute mentale in Europa è caratterizzata da profonde lacune nella copertura dei servizi e nei trattamenti. I gruppi marginalizzati, inclusi i rifugiati, affrontano le maggiori disparità rispetto ai bisogni. Gli ostacoli all’accesso includono sistemi sanitari impreparati, discriminazione e barriere linguistiche. In tutta la regione, la copertura terapeutica per disturbi comuni come depressione e ansia rimane bassa e l’obiettivo dell’OMS — un aumento del 50% della copertura per i disturbi mentali gravi entro il 2030 — rischia di non essere raggiunto. Solo riforme sistemiche e proattive possono salvaguardare la salute mentale e garantire il diritto alle cure nei periodi di crisi.1,5

 

Il disagio psicologico del personale sanitario in Europa

I sistemi sanitari a livello globale stanno vivendo una crescente crisi della forza lavoro, con difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione degli operatori sanitari necessari a garantire un’adeguata assistenza. Le cause sono complesse e specifiche per area geografica. Nel 2006, l’OMS stimava un deficit globale di 4,3 milioni di operatori sanitari, in particolare nei Paesi a basso reddito; entro il 2020 tale deficit è salito a circa 15 milioni. Sempre più operatori si assentano per malattia o abbandonano la professione, citando problemi di salute mentale, stress e burnout legati a molteplici fattori occupazionali. 2

L’Europa affronta una carenza di circa 1,2 milioni di operatori sanitari, con una forza lavoro che invecchia e una popolazione anziana in crescita, fattori che aumentano la pressione sui sistemi sanitari. Molti Paesi riportano bassi tassi di sostituzione dei laureati e persistenti difficoltà di retention. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente aggravato sistemi già sotto stress, compromettendo la salute e la sicurezza del personale sanitario e accelerando l’uscita di personale essenziale. Proteggere la salute mentale degli operatori e promuoverne il reclutamento e la permanenza è quindi una priorità di sanità pubblica.2

Il disagio psicologico è ampiamente documentato tra gli operatori sanitari europei:2

  • il burnout è l’esito più frequentemente misurato;
  • fattori organizzativi come carenze di personale, carichi di lavoro elevati e leadership inadeguata giocano un ruolo chiave;
  • infermieri e operatori appartenenti a minoranze etniche sono colpiti in modo sproporzionato;
  • gli stress lavorativi sono associati a esiti psicologici e occupazionali negativi;
  • il disagio psicologico contribuisce a bassa soddisfazione lavorativa e alta intenzione di abbandono;
  • interventi a livello organizzativo mostrano maggiore efficacia rispetto a quelli individuali;
  • la ricerca di alta qualità è limitata per alcune regioni e gruppi;
  • affrontare i fattori di rischio modificabili tramite politiche, leadership e investimenti è essenziale per una forza lavoro sostenibile.

Le evidenze indicano che fattori strutturali, come carenze di personale e cattiva leadership, sono determinanti principali del disagio psicologico. Sono necessarie ricerche longitudinali di alta qualità e riforme sistemiche supportate da politiche nazionali e investimenti per creare condizioni di lavoro migliori e risolvere il disagio psicologico degli operatori sanitari.2

 

La salute mentale di bambini e giovani nella Regione europea dell’OMS

A livello globale cresce l’urgenza di affrontare la crisi della salute mentale di bambini, adolescenti e giovani. L’infanzia e l’adolescenza rappresentano una finestra cruciale per migliorare la salute mentale lungo tutto l’arco della vita: la maggior parte dei disturbi insorge prima dei 15 anni. Circa 300 milioni di persone tra i 5 e i 24 anni presentano un disturbo mentale.3

Durante l’infanzia e l’adolescenza si osserva un aumento di ansia e depressione e un incremento delle diagnosi di disturbi del neurosviluppo, con variazioni regionali significative. Nonostante una riduzione complessiva dei suicidi in Europa, alcuni Paesi mostrano aumenti costanti. Nel Regno Unito i tassi di suicidio sono aumentati costantemente ogni anno tra il 1990 e il 2020, fino al 2,5% nei ragazzi e all’8,5% nelle ragazze. Ansia climatica, ambienti digitali non regolamentati e conflitti armati contribuiscono al peggioramento del quadro.3

È essenziale un approccio collaborativo paneuropeo, coordinato dall’Ufficio regionale OMS per l’Europa, che affronti in modo olistico prevenzione, trattamento e servizi comunitari.3

 

La salute mentale nell’Europa centrale e orientale

La regione europea post-comunista dell’OMS, spesso definita Europa centrale e orientale (Central and Eastern Europe, CEE), comprende 28 Paesi con oltre 770 milioni di abitanti. Dalla caduta del comunismo, una serie di crisi ha rappresentato una grave minaccia per la salute mentale delle popolazioni della regione. Tra queste figurano l’affondamento della MS Estonia nel 1994, le guerre nell’ex Jugoslavia, in Azerbaigian, Armenia, Georgia, Tagikistan e Ucraina, i conflitti etnici in Kirghizistan, i terremoti in Albania e Croazia e il collasso ambientale del Mar d’Aral, eventi che hanno lasciato profonde conseguenze psicologiche multigenerazionali.4

I sistemi di salute mentale della regione sono stati profondamente plasmati dal regime sovietico del XX secolo. Tale eredità, con poche eccezioni, è caratterizzata da ospedali psichiatrici di tipo manicomiale, istituzionalizzazione e centralizzazione dell’assistenza, un orientamento prevalentemente biomedico, la marginalizzazione degli aspetti sociali e psicologici della salute mentale e un approccio autoritario al processo decisionale clinico. Le carenze sistemiche includono infrastrutture e competenze di sanità pubblica deboli, processi decisionali non trasparenti, violazioni dei diritti umani e una bassa alfabetizzazione in salute mentale, accompagnata da uno stigma diffuso. Sebbene la fuga di cervelli rappresenti una sfida rilevante per la regione, molti Paesi mantengono un numero relativamente elevato di psichiatri e altri professionisti della salute mentale, sostenuti da sistemi di sicurezza sociale robusti, nonostante molti di essi siano classificati come Paesi a basso o medio reddito.4

Dalla caduta del Muro di Berlino, i sistemi di salute mentale della regione hanno subito trasformazioni significative. In Asia centrale, i servizi di salute mentale sono collassati negli anni Novanta e solo recentemente hanno iniziato a riprendersi. In altri contesti, i Paesi sono passati da sistemi centralizzati e finanziati dallo Stato a modelli basati su assicurazioni, con progressi legislativi e un crescente riconoscimento e tutela dei diritti delle persone con disturbi mentali. La formazione dei giovani professionisti è migliorata. Tuttavia, fino al 2016, l’assistenza alle persone con disturbi mentali gravi rimaneva limitata e molte riforme guidate dai governi non erano state attuate. Di conseguenza, a oltre due decenni dalla dissoluzione dell’URSS, persistevano sfide rilevanti.

Attualmente, i sistemi di salute mentale della regione devono far fronte a una domanda in aumento, in concomitanza con grandi tendenze globali quali la trasformazione digitale e il cambiamento climatico, oltre a sfide specifiche della regione, in primo luogo la guerra in corso in Ucraina. L’Europa centrale e orientale continua a registrare tassi elevati di suicidio, un uso nocivo di alcol e un carico crescente di disturbi mentali, in particolare tra i giovani e le popolazioni colpite dalla guerra. Queste criticità sono ulteriormente aggravate da una pianificazione debole, da un coordinamento insufficiente, da una valutazione limitata e dalla crescente pressione esercitata da crisi regionali, come la guerra in Ucraina, e da sfide globali quali la trasformazione digitale e il cambiamento climatico.4

La prevenzione e la promozione della salute mentale nell’Europa centrale e orientale sono ampiamente riconosciute come priorità politiche, con attività che spaziano dalle scuole ai luoghi di lavoro, dall’assistenza primaria ai servizi sociali, dai programmi di sostegno alla genitorialità alle piattaforme digitali; tuttavia, l’attuazione rimane disomogenea, sottofinanziata, frammentata e spesso guidata da organizzazioni non governative, con una valutazione limitata, scarso coordinamento e un ridotto orientamento basato sulle evidenze.4

Lo slancio delle riforme è aumentato, con nuove politiche, un’espansione dei servizi e il supporto di finanziamenti europei e internazionali, ma i progressi restano diseguali. Miglioramenti duraturi dipendono dalla volontà politica, dalla collaborazione intersettoriale e da dati migliori per orientare azioni coordinate e basate sulle evidenze. Le riforme si scontrano infatti con barriere strutturali radicate: investimenti insufficienti rispetto al carico di malattia; stigma pervasivo, advocacy debole e coinvolgimento limitato delle persone con esperienza vissuta; predominio dell’assistenza istituzionalizzata rispetto a prevenzione, promozione e servizi di comunità; dipendenza da progetti finanziati da donatori che perdono efficacia al termine dei finanziamenti; e problemi legati alle risorse umane. La governance è spesso instabile, con una bassa priorità attribuita alla salute mentale, clientelismo e pregiudizi personali che ostacolano le riforme. Un processo decisionale inadeguato aggrava ulteriormente queste barriere: errori sistemici, determinati da competenze limitate, evidenze deboli e bias personali, impediscono alle risorse disponibili di produrre i migliori risultati possibili. Per progredire, l’Europa centrale e orientale deve integrare i sistemi sanitario, sociale ed educativo, garantire servizi di crisi sostenibili, rafforzare le competenze professionali, coinvolgere le persone con esperienza vissuta, ampliare le competenze in salute mentale pubblica e, soprattutto, impegnarsi in investimenti maggiori e più trasparenti, più vicini ai livelli dell’Europa occidentale, al fine di costruire sistemi di salute mentale resilienti ed efficaci.4

 

Copertura e lacune dei servizi di salute mentale per gli adulti in Europa

La salute mentale è più della semplice assenza di malattia mentale: è essenziale per una vita soddisfacente, consente agli individui di contribuire alla società e di affrontare le sfide quotidiane. La crescente consapevolezza della sua importanza ha portato a richieste di un’assistenza completa, che includa l’identificazione precoce, il trattamento e la riabilitazione. Un approccio alla salute mentale basato sui diritti sottolinea che ogni persona ha diritto al più alto standard possibile di assistenza per la salute mentale, richiedendo un accesso equo per tutti, comprese le popolazioni emarginate, che spesso incontrano ostacoli significativi. Questa prospettiva enfatizza la richiesta di un’assistenza centrata sulla persona, che integri fattori biologici, psicologici, sociali e culturali, e valorizzi la partecipazione attiva degli individui nel proprio percorso di cura. 5

Nonostante l’ampia accettazione di questi principi, i sistemi sanitari spesso faticano a fornire servizi accessibili ed efficaci, soprattutto quando la domanda supera la capacità disponibile. La pandemia di COVID-19 ha messo in evidenza tali criticità, con un aumento globale dei bisogni di salute mentale — guidato da fattori quali lutto, isolamento e incertezza economica — che ha sovraccaricato anche i sistemi meglio dotati di risorse. In particolare, l’OMS ha riportato un aumento globale del 25% dei casi di ansia e depressione durante il primo anno della pandemia. Tale incremento può riflettere sia un reale aumento dell’incidenza e della gravità dei disturbi, sia, in misura minore, cambiamenti nella propensione alla disclosure e alla ricerca di aiuto.5

Il monitoraggio dell’equilibrio tra la prevalenza dei disturbi mentali e la copertura offerta dai servizi di salute mentale è diventato quindi una priorità crescente. La copertura dei servizi rappresenta un obiettivo chiave del WHO Comprehensive Mental Health Action Plan 2013–2030, che mira a un aumento del 50% della copertura. Questi dati sono pertanto essenziali per monitorare i progressi verso tale obiettivo.5

Una revisione sistematica di 45 studi sulla copertura dei servizi di salute mentale per adulti nella Regione europea dell’OMS ha evidenziato una copertura per i disturbi psicotici generalmente elevata (anche <90%). Al contrario, la copertura per il disturbo depressivo maggiore, è risultata variabile da meno del 10% in Bulgaria, Tagikistan e Turkmenistan a oltre il 35% in Germania e Repubblica Ceca. La copertura per i disturbi d’ansia è risultata variabile dal 7% in Bulgaria al 47% in Svezia, mentre la copertura per l’ADHD negli adulti era tipicamente inferiore al 10%. I gruppi emarginati, inclusi rifugiati, persone senza dimora e minoranze sessuali, presentavano le lacune più ampie, in alcuni casi superiori all’80%.5

Considerata l’ampia eterogeneità dei sistemi sanitari e delle risorse disponibili, la valutazione sistematica delle lacune presenti è cruciale per individuare le disuguaglianze, informare le politiche e guidare gli sforzi di rafforzamento dell’assistenza a livello regionale e nazionale. La mancanza di misure standardizzate e ripetute nel tempo ostacola tuttavia il monitoraggio dei progressi verso l’obiettivo dell’OMS di un aumento del 50% della copertura entro il 2030. È quindi necessario disporre urgentemente di sistemi di monitoraggio armonizzati, con particolare attenzione all’adeguatezza del trattamento e all’equità, per colmare le persistenti lacune nell’assistenza alla salute mentale in Europa.5

 

Conclusioni

La salute mentale in Europa attraversa una fase critica, caratterizzata da un aumento dei bisogni e da persistenti debolezze strutturali dei sistemi di cura. I conflitti armati, l’incertezza economica, la crisi climatica e le conseguenze della pandemia di COVID-19 hanno amplificato le vulnerabilità preesistenti, mettendo sotto pressione servizi spesso sottofinanziati, frammentati e distribuiti in modo diseguale lungo l’intero arco della vita, dai bambini e giovani agli adulti, fino alla stessa forza lavoro sanitaria.

Le disuguaglianze regionali rimangono marcate, in particolare nell’Europa centrale e orientale, dove l’eredità di modelli istituzionalizzati, il sottofinanziamento cronico e una governance debole continuano a ostacolare riforme basate sulla comunità e sui diritti. Parallelamente, il disagio psicologico e il burnout degli operatori sanitari compromettono la sostenibilità dei sistemi di assistenza in tutta la regione.

Persistono inoltre ampie lacune tra la prevalenza dei disturbi mentali e la copertura dei servizi, soprattutto per i disturbi comuni e per i gruppi più vulnerabili. La scarsità di dati standardizzati e longitudinali limita il monitoraggio dei progressi e rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi dell’OMS per il 2030.

Affrontare efficacemente questa crisi richiede riforme sistemiche e coordinate, basate su investimenti sostenuti, sul rafforzamento della forza lavoro, su modelli di cura comunitari, preventivi e centrati sulla persona, e su sistemi di monitoraggio armonizzati.

Data di pubblicazione: 19 febbraio 2026

Bibliografia

  1. The Lancet Regional Health-Europe. Transforming mental health in Europe: from crisis to opportunity. Lancet Reg Health Eur. 2025 Oct 7;57:101492. doi: 10.1016/j.lanepe.2025.101492. PMID: 41171692; PMCID: PMC12541632.
  2. Almeida-Meza P, Ledden S, Dempsey B, Smith A, Croak B, Bhundia R, Lamb D, Malik A, Raine R, Redlich C, Wessely S, Stevelink S, Greenberg N. Futureproofing the healthcare workforce in Europe: understanding and addressing psychological distress and occupational outcomes. Lancet Reg Health Eur. 2025 Oct 6;57:101463. doi: 10.1016/j.lanepe.2025.101463. PMID: 41132769; PMCID: PMC12541638.
  3. Tarasenko A, Josy G, Minnis H, Hall J, Danese A, Lau JYF, Cortese S, Stringaris A, Redlich C, Ougrin D. Mental health of children and young people in the WHO Europe region. Lancet Reg Health Eur. 2025 Oct 6;57:101459. doi: 10.1016/j.lanepe.2025.101459. PMID: 41132774; PMCID: PMC12541636.
  4. Winkler P, Guerrero Z, Kågström A, Petrášová M, Pashoja AC, Qirjako G, Hristakeva V, Germanov D, Kuzman MR, Kuharić DB, Havlíková L, Eek H, Maron E, Őri D, Wernigg R, Fanaj N, Krasniqi E, Sile L, Brinkmane K, Levickaitė K, Grigaitė U, Manusheva N, Kalpak G, Ivanovic I, Chihai J, Mihaela B, Gondek TM, Todzia-Kornaś A, Mihai A, Molnar RI, Letovancová KM, Kopcová E, Suvalo O, Khudoba O, Ismayilova J, Muradova G, Makhashvili N, Dumbadze M, Panteleeva L, Popkov M, Al Tayara L, van Voren R, Thornicroft G. Mental health in Central and Eastern Europe: a comprehensive analysis. Lancet Reg Health Eur. 2025 Oct 6;57:101464. doi: 10.1016/j.lanepe.2025.101464. PMID: 41132768; PMCID: PMC12541642.
  5. Barbui C, Alonso J, Chisholm D, Evans-Lacko S, Keynejad RC, Lazeri L, Miah N, Valuckiene Z, Gastaldon C. Mental health service coverage and gaps among adults in Europe: a systematic review. Lancet Reg Health Eur. 2025 Oct 6;57:101458. doi: 10.1016/j.lanepe.2025.101458. PMID: 41132773; PMCID: PMC12541639.

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